"Non è importate il problema che ha la persona,
ma la persona che ha il problema"
Tante volte mi sono trovato di fronte ad ostacoli da superare e imprevisti inaspettati. E tante volte mi sono perso in essi seguendo le reazioni di alcune parti di me condizionate completamente dalla paura. Nel bene e nel male, ho costatato che la via d’uscita si è sempre concretizzata sul palcoscenico della Vita e non nella mia testa, dove spesso e volentieri mi perdevo e ogni tanto mi perdo ancora, per fortuna ora riconoscendolo prima e meglio. Tuttavia, scendere nel palcoscenico della vita, per me non è mai stato scontato! Anzi, è stata una continua conquista che mi ha permesso ogni volta di staccarmi dalle paure che mi avvolgevano. Insomma, è stato, ed è un percorso dove la consapevolezza ha preso e prende sempre più il posto degli automatismi interni, portandomi nella Verità di me stesso.
La mia lingua madre è la Psicosintesi di Roberto Assagioli. La lingua madre è quella con cui hai imparato ad esprimerti, quella con cui pensi, anche inconsapevolmente, mentre parli le altre lingue.
La Psicosintesi ha una visione dell’uomo che mi consente di confrontarmi con tantissime esperienze…di addetti ai lavori e non. Questo perché ha un linguaggio semplice, ma non banale. E’ un sistema aperto che mi permette di dialogare su più piani e dei più svariati contenuti, e nel confronto mi consente di andare al di là delle differenze lessicali, per trovare il senso comune delle cose. Come ogni sistema aperto che si rispetti, è in continua evoluzione, pur mantenendo dei punti fermi di fondo. Il Principio Guida, che rappresenta il suo criterio terapeutico e quindi il proprio modello di salute, può essere sintetizzato da questa piccola metafora :

Premessa. C’è una molteplicità dentro di noi. Non esiste una voce unica come sarebbe lecito pensare razionalmente, ma diverse parti che si manifestano indipendentemente o anche contro la nostra volontà. Agiscono come bambini che si esprimono automaticamente, in funzione dei propri bisogni. A volte restiamo davvero sconcertati e sconfortati dal dover constatare tutta questa gran confusione, un caos in cui è davvero difficile orientarsi. Per fortuna non esiste solo questa frammentazione, ma insieme a questa, una tendenza all’aggregazione e alla sintesi che parte dal profondo di noi stessi.
La metafora della vita. Tutto scorre, tutto si trasforma, niente è destinato a rimanere così com’è, ad eccezione di qualcosa che risiede nel profondo di ciascuno di noi. Nel profondo, nell’unica dimensione ove si trova la stabilità, quel punto fermo, il centro intorno a cui organizzare tutto il resto, il Sé profondo, il Punto di fuoco come lo definisce Assagioli. Da qui è possibile dare ordine, senso e direzione, e qui vi si trovano pace e sicurezza. E’ un luogo silenzioso, che non costringe, ma che può essere liberamente scelto come torre di controllo per gestire ed indirizzare noi stessi e ciò che ci circonda.
Chi è l’uomo? Immaginatevi un albero! Un albero che affonda le radici nel terreno e nel fango per attingere linfa vitale. Quella linfa vitale viene trasportata attraverso il solido tronco verso l’alto, ove grazie alla luce del sole sbocceranno, tra una meravigliosa chioma, fiori e frutti. E’ questo il nostro mondo interiore! E’ questa la metafora per conoscere e gestire noi stessi. Affondare le radici nelle parti oscure che tanto temiamo, e che “per qualche motivo” ci tocca attraversare, per attingere quella linfa energetica che attraverso il tronco, il canale solido della presenza e della consapevolezza, portiamo alla luce! Alla luce dell’Essenziale, dei Valori e di Colui da cui promanano, ove con grande meraviglia sbocceranno risorse interiori meravigliose e risposte esterne illuminanti.
“Il mondo interiore è un vero universo, magnifico e grandioso come quello esterno. Esso pure ha le sue cime scintillanti e i suoi abissi tenebrosi, le sue aride lande ed i suoi tesori nascosti, i suoi fiori olezzanti e le sue messi che nutricano; esso pure ha i suoi impetuosi torrenti ed i suoi placidi fiumi, le sue pigre nebbie ed i suoi uragani devastatori. Anch’esso ha i suoi ritmi e i suoi cicli dalle brevi e dalle ampie volute; ha le sue chiare albe e i suoi tramonti purpurei, le sue liete primavere, le sue estasi opulente, i suoi rigidi inverni…” [Roberto Assagioli]
All’inizio, devo ammettere che nulla di tutto questo mi era chiaro! A veder bene, tutti i miei progressi sono avvenuti ad opera di una parte sconosciuta di me, che oggi posso definire sana, che emergeva inaspettatamente ogni volta nei momenti più impensabili, nelle difficoltà e nel dolore. Una parte che mi ha portato a uscire dalla mia zona di confort e a compiere un insieme di tanti piccoli “Primi Passi“, fosse altro che per sopravvivere. Senza quei “primi passi” probabilmente non sarei qui a raccontarmi, e a raccontare le storie che mi si sono presentate vita facendo, dove la realtà ha superato di gran lunga la fantasia.
Ho capito che ad ogni problema, ci viene data anche una possibile soluzione. Una soluzione che seppur ben nascosta, si lascia trovare solo da chi la cerca con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le sue forze. E da questo punto di vista, la mia vita è diventata davvero una raccolta per realizzare la migliore sceneggiatura di un film.

Il FILM DELLA MIA VITA
Ti svegli nella vita e ti accorgi di essere portatore di una forte sensibilità, qualcosa che amplifica tutto, nel bene nel male. Qualcosa che adesso chiamo così, ma che fomentato dall’ambiente circostante ho subito etichettato come, debolezza, incapacità, timidezza nel migliore dei casi, insomma qualcosa da eliminare, per poter vivere bene come gli altri. Che si può dire, poi, quando improvvisamente a 19 anni ti ritrovi di fronte a un lutto come quello della perdita di un padre? E dove da figlio unico ti senti il peso addosso di dover cominciare a fare tutto da solo?
Ecco, questo è uno di quei momenti di cui parlavo dove sei messo spalle al muro dalla vita. Certo, puoi scegliere anche di ignorarlo, ma tanto alla fine ritornerà e non importa quante impalcature avremmo messo per evitarlo: la vita cercherà in ogni modo di buttarle giù per portarti nella verità. Sembra complicato, ma in realtà è molto più semplice e naturale di quanto si possa pensare.
A me inizialmente accadde che, quando all’oscuro di tutto, tra il vittimismo e la dipendenza cercavo in qualche modo di andare avanti, riuscii ad aggrapparmi a qualche relazione affettiva e all’andare in palestra per scaricare lo stress, piuttosto che lasciarmi andare. In realtà non potevano esserci altri tipi di velleità in quella fase, perché poco mi importava dei miei studi e tantomeno delle mie prospettive lavorative; cercavo solo di sopravvivere, continuando a chiedermi il perché tutto quello stesse accadendo proprio a me. Fu comunque una reazione, un 1° passo, quello di scegliere la Palestra adatta. Approdai, così, alla Palestra di F., il Proprietario/Istruttore; fu un incontro che in quel momento diede una piega determinante alla mia vita. F. divenne una persona importante e di guida per me, oltre che un amico. Tra un esercizio e l’altro, mi invitò nella frescura del giardino adiacente alla palestra, a fare inizialmente due chiacchiere e a conoscere quindi altre persone, che poi capii sensibili come me. Di qui, nacque l’occasione di esprimere tutti i dubbi esistenziali e spirituali che andavano agitandosi in me. Guarda caso era proprio quello che mi serviva in quel momento! Di solito le chiamiamo coincidenze, ma quando scommetti sulla verità di te stesso puoi iniziarle a chiamare sincronie, e non credere più nel caso. Tra una chiacchierata e l’altra ci conoscemmo sempre meglio e quello divenne l’appuntamento giornaliero dell’estate. Ben guidati da F., ci riscoprimmo tutti alla ricerca della verità e non paghi, ci ritrovammo tutti ad Assisi, per un confronto profondo con il messaggio francescano che sembrava essere il più vero e sensato di tutto il cristianesimo. Un percorso di una settimana guidato da un frate illuminato, fece in modo che qualcosa iniziasse a trasformarsi e a cambiare in ciascuno di noi. Erano i primi accenni e tutto cominciò da lì: ma era solo l’inizio.
Si, …perché dopo che hai iniziato, ogni cosa fuori posto tenterà di mettersi in ordine.
La sfera affettiva era infatti la questione successiva con cui fare i conti. Portando con
me una sensibilità grezza e immatura, mi mostravo timido e introverso, e la dipendenza era sempre dietro l’angolo ad aspettarmi. Lasciato più volte senza apparente motivo dopo che avevo creduto di dare tutto, mi ritrovai con una voragine nel cuore che non si rimarginava più, una palude da cui non riuscivo in nessun modo ad uscire! Uno svuotamento interno che ti lascia senza forze e ti fa sentire un dolore al petto che torna, ritorna e ritorna ancora in tutti momenti possibili della giornata. A quel punto, o impazzisci …o vai oltre! Ma andare oltre, significava in quel caso riconoscere che il problema era interno, ed era dovuto ad una parte di me allergica al rifiuto e al distacco affettivo. Quanta sofferenza e quante porte sbattute in faccia dovetti ricevere prima di capirlo! Momenti terribili, ma benedetti: l’obiettivo, diventò allora, l’accettare di non poter piacere a tutti e soprattutto alla persona che ti ha lasciato. Mesi e anni di attese inutili ci vollero per arrivare a questo. “Basta! …Va bene così!!!” mi dissi un bel giorno, nell’istante in cui divenni profondamente consapevole che nulla sarebbe più cambiato. Un tempo che dovette maturare, passato come immerso in una palude, e da cui riuscii ad uscire solo grazie ad un profondo atto d’amore per me stesso. La risposta era in me, e fu solo comprendendo questo che potetti spostare il baricentro dal fuori al dentro e svoltare, scegliendo consapevolmente di lasciar andare la persona “amata”. Compresi in quell’occasione una lezione importante che non mi ha più abbandonato: l’amore è libertà e non si può costringere nessuno a stare per forza con te. Se lo fai, l’amore diventa possessivo e malato. Il dolore di quella separazione era forte, ma qualcosa di più grande mi aiutò ad accettarlo e a sentire con serenità che era giusto così.
Restava il problema di cosa fare di tutto quel dolore. Imparare a dare una direzione alla sofferenza divenne il successivo step. Fu così, che aggrappandomi ai consigli ricevuti sul modo di affrontare il dolore nel percorso di Assisi, decisi di attuarli.
Feci un atto gratuito, qualcosa che non avrei mai fatto prima! Era questo che dicevano di fare ad Assisi per ritrovare la libertà, di farlo “almeno per una volta”. Ma doveva essere qualcosa di completamente gratuito, qualcosa che stavolta mi avrebbe costretto a “dare in maniera incondizionata” piuttosto che a ricevere. Nelle condizioni in cui mi trovavo ero disposto anche a quello..!
In quel periodo avevo iniziato a frequentare la Parrocchia, aggrappandomi un po’ a quelle parole di mia madre sull’amore che all’epoca non capivo ma che in qualche modo mi risuonavano. Ricordo che spesso veniva lì una famiglia di zingari a chiedere alimenti, persone di cui si occupava mia madre collaborando appunto in Caritas. Li avevo visti, fino ad allora, con molti dubbi circa il loro vero stato di necessità ed ero per questo molto critico. Mi si accese allora una luce dentro quando pensai che quella era l’occasione che cercavo! Fu la prima cosa che vidi dopo aver pensato di fare un 1° passo per guarire dentro e chiesto al Cielo di mostrarmi una strada per farlo. Così, lasciando di stucco anche mia madre, le chiesi di invitarli a pranzo a casa nostra. Per me questa era una cosa che prima non mi sarei mai sognato di fare, per tanti motivi che potrete immaginare… Ma era la prima cosa davvero gratuita che avrei potuto davvero realizzare: invitare degli sconosciuti, nonché zingari, a casa mia, a pranzo!
E lo feci! Tutta la famigliola, compresi due bambini piccoli, sbarcò a casa, portando addirittura dei salamini del loro paese per ricambiare. Un’esperienza che non mi stravolse o disgustò come pensavo, …anzi mi migliorò. E quella notte, per la prima volta dopo tanto tempo dormii… Sentii come aprirsi dentro un varco: in tutto quel buio, in quella palude in cui mi trovavo, si fece spazio. Era come si aprisse il Mar Rosso, ed io potevo passarci in mezzo. Percepii di nuovo la vita e la libertà da quell’oppressione vittimistica e depressiva che da qualche anno e fino ad allora mi aveva avvolto! Avevo di nuovo un margine di manovra dentro di me. Capii in quel momento, cosa significasse quello che ad Assisi mi avevano detto: il modo migliore per affrontare il dolore è quello di occuparsi di qualcuno che sta peggio di te. Così aveva fatto San Francesco e così potevamo fare noi. Questa frase non mi abbandonò mai più, e in quel momento mi salvò la vita! L’ho sempre portata con me e mi ha sempre permesso di attraversare in qualche modo la sofferenza, invece che evitarla perché troppo forte da affrontare. Fino ad allora era stata sicuramente troppo forte da affrontare per la mia Personalità, ma non per quello che stavo scoprendo di nuovo dentro di me: la mia Anima. Era quella l’origine da cui proveniva quella forza inaspettata che avevo scoperto scommettendo nella verità di me stesso: era lei la mia Parte Sana. Quella Forza, da allora, mi ha sempre accompagnato e mi ha fatto capire che c’è un altro mondo oltre a quello materiale, un’altra vita che si svolge in me oltre quella esterna, che aspetta solo di essere scoperta. Un mondo interiore con le sue leggi e le sue energie.
“Chi ha un mondo interiore non può non avere una vita interiore!” pensai, cercando così di non rimanere più intrappolato negli automatismi propri di questo mondo. E come quando uno scopre qualcosa di prezioso e vuole condividerla subito con gli altri, cominciai a spendermi gratuitamente nella vita di ogni giorno e a credere in questa nuova parte di me. Dopo tutto questo, avrei mai potuto non riconoscere la mia vocazione interna ad aiutare gli altri? Naturalmente no! Ma adesso sapete anche perché: perché per me aiutare gli altri significa diventare liberi, e rimanere nella legge della vita che ti porta a capire che quello di dare agli altri è soprattutto un grande atto d’amore per te. Forse razionalmente non ne saprei ancora spiegare il senso, ma vi assicuro che fatto in questo modo, funziona.
Imparai, così, che amare significa sapere anche “dire no!” Fu tutto questo che mi portò alla scoperta della Dimensione Spirituale! Da questa prospettiva iniziai ad affrontare anche le paludi in cui mi ritrovavo riguardo al mio posto nel mondo. A quella domanda: “Che cosa vuoi fare?”, che a me oramai risultava ogni volta come un pugno nello stomaco e a cui non avevo mai saputo dare risposta, ora potevo replicare. Capii che aiutare è un’arte…e decisi di apprenderla. Optai per la Psicologia, e non mi spaventò il fatto che avevo fino ad allora frequentato studi tecnico/commerciali e nemmeno che per farla avrei dovuto recarmi all’Università “La Sapienza” di Roma. Il desiderio era superiore alla paura. L’aver chiamato in gioco la dimensione del profondo, mi aiutò nei momenti più difficili. Mi portò a sviluppare un nuovo metodo di studio imparando dai miei fallimenti piuttosto che a lamentarmi. Mi portò ad affrontare e superare gli esami, e finanche dove non c’era nulla da raccogliere riuscì ad ottenere dei risultati.
E a dimostrazione del fatto che, per chi ci crede e lo invoca, lo Spirito interviene nella vita di tutti i giorni, vi voglio raccontare un episodio avvenuto all’Università che non ho più dimenticato. In effetti, tutti gli esami che affrontai, portano con sé una storia di crescita personale a dir poco estrema quanto originale da raccontare. Ma questa ha superato davvero la fantasia! Dovevo affrontare un esame di “Fondamenti di Anatomia”, dove per accedere all’orale bisognava rispondere allo scritto, a una batteria di 60 domande in 60 minuti! Occorreva rispondere esattamente alla metà delle domande +1, senza naturalmente sbagliarne nessuna, altrimenti il punteggio richiesto aumentava. Per studiare quell’esame che era un vero mattone, mi avvalsi, di fotocopie racimolate in biblioteca, perché il libro era troppo costoso per me. E per di più lo avevo fotocopiato in misura ridotta per risparmiare, finendo così per dover davvero studiare…con una lente d’ingrandimento!
Quando, qualche giorno prima dell’esame, mi ritrovai con altri colleghi del tempo a parlare della possibilità di superarlo, venne fuori che ognuno aveva trovato addirittura una “raccomandazione”! E quando poi mi chiesero: “E tu, a chi ti sei rivolto?”, nella mia mente pensai: e a chi posso mai raccomandarmi io qui a Roma, lontano pure da casa? E mentre guardavo il cielo alla ricerca della risposta mi arrivò un’intuizione! Non ebbi dubbi: gli dissi che mi ero raccomandato al più potente di tutti! Mi guardarono con gli occhi sbarrati!
“E chi è??” mi chiesero dietro un evidente velo d’invidia “…qualche parente che lavora all’Università?”
“Di più!” risposi stando al gioco.
“Qualcuno che sta al Ministero?” insistevano a chiedermi.
“Di più!!!” risposi con ancora più forza!
A quel punto si bloccarono, immaginandosi magari che io fossi il nipote del Rettore, tanto che non ebbero il coraggio di farmi altre domande. Ed io glielo lasciai credere, irridendo sornione dentro di me. Fatto sta, che lo scritto di quell’esame, io lo supererai davvero e col punteggio di 27! Quando andai all’orale di fronte al Prof, che era anche un medico, lui mi guardò e mi disse: “Hai fatto uno scritto niente male! Che domanda io ora ti posso fare, da medico, a te che sei uno psicologo?” Non so cosa gli scattò nella mente, ma inaspettatamente mi chiese se avessi voluto fare l’orale per aumentare il mio voto oppure confermare lo scritto. Io lo ringraziai e naturalmente confermai il mio voto, tra lo stupore dei presenti di cui la maggior parte bocciati.
“E’ davvero il più potente!” esclamò il collega, una volta che lo incrociai appena finito l’esame…
“Lo è davvero!” risposi voltandomi…per strizzare l’occhiolino al Cielo!
E così, nonostante diversi fallimenti che usai per migliorare la mia preparazione, arrivai al conseguimento della Laurea, un anno fuori corso, ma col massimo dei voti! In una Tesi sperimentale sull’autorealizzazione, avente come oggetto delle interviste fatte ai frati dell’Ordine dei Frati Minori Rinnovati di Napoli, un lavoro che ci vorrebbe un altro giorno per raccontarne la genesi e la sua realizzazione, ma ottenuta seguendo il filo della gioia che mi aveva dato studiarne il relativo esame. E seguendo la stessa scia afferii all’approccio psicologico che non poteva non avere una base spirituale, integrata nel suo corpo dottrinario: la Psicosintesi di Roberto Assagioli.
Avevo le risorse economiche per sostenermi agli studi? Naturalmente no! Ma l’Universo concorse in quella fase a darmi tutto ciò che mi serviva, trovando lavoro, sempre senza snaturarmi, come Psicologo in una cooperativa sociale e nella Caritas, proprio per la cifra necessaria a potermi pagare la retta. E questo potrebbe bastare a girare un altro film,…o no? ….eppure non fu il regalo più grande!
Questo nuovo 1° passo, fu infatti premiato con un incontro speciale: l’incontro con il mio mentore: Antonio G. Tallerini, Prof. e poi Direttore della Scuola di Specializzazione di Firenze. Si, perché è fin lì che dovetti arrivare per seguire ancora il fil rouge interiore. Chi mi conosce e segue la Pagina Facebook a lui dedicata (La Via del Possibile), sa quanto sia stato ed è importante il suo insegnamento per me, e quanto ho ricevuto da lui sul piano professionale, ma soprattutto umano, perché non mi stancherò mai di raccontarlo! L’unico che ha saputo vedere delle potenzialità e delle grandi risorse dietro la mia sensibilità grezza o timidezza di quel momento. Ecco un altro incontro e un altro aiuto, che mi giunse, dopo aver fatto un nuovo 1° passo, quello che mi ha portato a scommettere sulla mia strada professionale, che sentivo e sento ancora risuonarmi nel cuore! Quello che mi ha conferito un’identità professionale, attraverso cui riesco ad esprimere quella parte profonda di me che oggi avete conosciuto.
Oggi, dopo circa 25 anni di esercizio della libera professione, ho potuto raccogliere dalla storia della mia vita e da quelle di chi si è affidato a me, un compendio di verità che ho deciso di condividere con tutti voi attraverso un libro: “Ed io ti cercai. Evolution”. Chi legge questo libro, scopre sempre più chiaramente che c’è un altro mondo oltre a quello fisico, un’altra vita che si svolge in noi, che aspetta solo di essere scoperta. Un universo interiore con le sue leggi e le sue energie, altrettanto ricco, se non di più, di quello esterno. Sono convinto che “Ed io ti cercai. Evolution” possa avere un impatto reale sulle persone e contribuire alla vera rivoluzione che può cambiare questo tempo: la conoscenza interiore!

A short biography of the employee and why their background should inspire potential clients' confidence.

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