
PSICOSINTESI EDUCATIVA
Educare deriva dal latino E-ducere che significa portare fuori, condurre fuori ciò che è dentro, portare alla luce ciò che è celato, rendere attuale ciò che è soltanto potenziale. Questo significato è molto diverso da quello di “inculcare” o “mettere dentro” con cui si intende comunemente il termine educazione.
Come poter sperare in uno sviluppo e in una trasformazione del ragazzo se prima non lo si vede per quel che può diventare? E’ lo sguardo che cade sul ragazzo che trasmette inevitabilmente l’immagine che se ne ha di lui. Pertanto uno sguardo in divenire diventa per il ragazzo propulsivo e magnetizzante verso quell’aspetto di lui che ha da s-vilupparsi.
Anche per l’educatore, il disorientamento iniziale per “colui” che ha di fronte, può essere superato attraverso uno “sguardo bifocale” che tiene in considerazione non solo quello che il ragazzo mostra di essere in quel momento, ma soprattutto quello che in realtà può diventare; tiene conto del materiale grezzo che ha di fronte, ma in vista del prodotto finito che può realizzarsi. Non importa conoscere in anticipo quale sia il prodotto finito, ciò che conta è favorire il processo che porta a realizzarlo e che spinge a svelarne spontaneamente le diverse fasi di attuazione. Aiutare il ragazzo a ‘sbocciare’ significa credere che in determinate condizioni ne abbia la possibilità, e molto probabilmente queste condizioni non sono finora ‘accadute’. Le condizioni di accoglienza, empatia, rispetto e autorevolezza, sono quelle favoriscono indubbiamente la crescita del ragazzo.
Questi i passaggi salienti:
- Guardare il ragazzo o del giovane per quel che può diventare
- Eliminare i “viluppi” nel senso di:
– immagini inadeguate di sé che agiscono più o meno consapevolmente determinando subdolamente le proprie azioni.
– paure che paralizzano il campo delle possibilità nelle anguste strettoie delle proprie aspettative limitanti.
– conflitti aperti in cui si logorano le proprie energie. - Costruire una nuova Immagine di Sé, secondo le potenzialità che il ragazzo cela in sé
Ed eccola qui l’EVOLUZIONE! Eccolo il miracolo della trasformazione! In generale, avere un’esperienza diretta del proprio potenziale lo attiva, e così iniziamo davvero ad esprimerci. Tutto sta nel poter iniziare a sperimentare ciò che davvero possiamo diventare”
Riconoscerci emotivi non è un segno di debolezza, ma sapere di essere portatori di una SENSIBILITA’, che per alcuni è molto più marcata degli altri fino a diventarne aspetto distintivo. L’emotività, o appunto la sensibilità come mi piace ribattezzarla, viene intesa non più come un handicap, ma come una qualità umana da valorizzare e sviluppare fino a renderla ciò che psicologicamente definiamo oggi “intelligenza emotiva” e a livelli superiori intuizione, ispirazione, illuminazione.
La finalità di un percorso di Psicosintesi Educativa, mira proprio a cambiare questo trend: da una sensibilità informe…all’intelligenza emotiva, senza passare per nessuna forma di patologizzazione!